Storia dell’automobilismo italiano
Fino ai primi anni del 1900 il problema più gravoso da risolvere per gli stati maggiori era quello di assicurare ai reparti combattenti il tempestivo arrivo dei materiali occorrenti per vivere e combattere. Le possibilità di trasporto erano rappresentate dalla rete ferroviaria e da carri a trazione animale: la prima, a fine ‘800, risultava idonea al trasporto delle quantità di materiali necessarie ma fino a determinate zone. Il successivo trasporto alle zone di schieramento con carri risultava inadeguato per la limitata capacità di traino degli animali che presupponeva tempi non accettabili per la movimentazione completa dei materiali. Ciò spiega l’immediata adozione ed il rapidissimo sviluppo della trazione meccanica non appena il motore a scoppio fece la sua comparsa ai primi del ‘900. Anche l’esercito italiano avvertì con immediatezza le possibilità della trazione meccanica e già nelle grandi manovre del 1903 impiegò alcuni mezzi con motore a scoppio. Nel 1905, sempre durante le grandi manovre, furono impiegati 29 automezzi Fiat con potenza da 8 a 24 HP e 21 autovetture condotte da volontari automobilisti. Nel 1906, venne costituita una sezione automobilistica nell’ambito del distaccamento ferrovieri del Genio di Roma, che nel 1910 era già battaglione automobilisti del Genio, con una compagnia a Roma ed una a Torino. Intanto, nel 1907, fu emanata la prima istruzione automobilistica. Dopo una ulteriore positiva sperimentazione delle possibilità di trasporto della trazione meccanica nella campagna di Libia (1911-12) venne costituito di fatto, anche se non ancora sanzionato formalmente, un servizio automobilistico, distinto dall’arma del Genio, della quale aveva fino ad allora costituito parte. La conferma definitiva dell’importanza ed anzi dell’insostituibilità dell’autotrasporto può farsi risalire alla battaglia degli Altipiani, quando la spedizione punitiva austriaca fu bloccata dal tempestivo trasferimento in pochissimi giorni di 120.000 uomini e grandi quantità di armi pesanti e munizioni dal fronte dell’Isonzo al Trentino. Tale avvenimento, in cui rifulse la capacità professionale e lo spirito di abnegazione dei primi autieri, sanzionò l’importanza non solo logistica ma strategica dell’autotrasporto e la sua flessibilità in grado di rafforzare e soprattutto di integrare il trasporto ferroviario. Dopo la grande guerra, nel 1923, venne creato, con l’ordinamento Diaz, il servizio trasporti militari, con un organico di 270 ufficiali delle varie armi, scelti tra quelli che avevano prestato servizio per almeno 4 anni in reparti automobilistici. Nel 1926, con l’ordinamento Cavallero, tale servizio venne soppresso e costituito il servizio automobilistico militare, facente capo ad una direzione generale di artiglieria ed automobilismo e con organi esecutivi rappresentati da 12 centri automobilistici, uno per ogni corpo d’armata. L’anno precedente, nel quadro anniversari di fatti d’arme era stato stabilito che i reparti automobilistici assumessero come loro anniversario il 22 maggio, ricorrenza della battaglia degli Altipiani e nel 1932 venne concesso il motto araldico Fervent Rotae, Fervent Animi. Finalmente, con D.L. n. 2171 in data 27/12/1935, venne costituito l’autonomo corpo automobilistico, per il quale l’anno successivo veniva stabilito il fregio per copricapo e controspalline e la mostreggiatura nera-azzurra. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946 il corpo diventava servizio automobilistico. Ma la dizione di corpo automobilistico veniva ripristinata nel 1988. In apprezzamento dei risultati ottenuti dalle nostre formazioni nella gestione di tutto il materiale di armamento dell’Esercito (materiali della Motorizzazione, Genio, Trasmissioni, Artiglieria ed Aviazione leggera) nel 1998 il corpo diviene “Arma dei Trasporti e dei Materiali”. E’ il riconoscimento giuridico della vita di combattenti vissuta dagli autieri a fianco delle altre armi dell’esercito. Oggi l’arma dei trasporti e materiali ha compiti operativi in più funzioni, in più rami dei materiali e dei trasporti, nell’ambito di una logistica integrata e moderna. Il traguardo raggiunto lo si deve a tutto quello che è stato fatto dal personale con le mostrine nere-azzurre in termini di professionalità, senso del dovere, spirito di sacrificio, attaccamento alla Patria ed all’esercito.